“Diritto e Animali”. Colección dirigida por Annalisa Gasparre

Diritto e Animali
Paola Sobbrio / Michela Pettorali
Key Editore , 2018

“Diritto e Animali”. Collection under the direction of Annalisa Gasparre

¿Qué entiende la legislación de la UE cuando afirma que promueve y garantiza el bienestar animal de los animales de producción, durante el transporte y en el momento del sacrificio, cómo se afronta a nivel científico el bienestar animal de los animales de abasto y cómo se concilian los aspectos económicos con las valoraciones éticas y científicas?.

La respuesta a estas preguntas se encuentra en el libro "Gli Animali da Produzione Alimentare come essere senzienti" ("Los animales de abasto como seres sentientes. Consideraciones legales y veterinarias"), escrito por Paola Sobbrio, jurista y Michela Pettorali, cirujana veterinaria,editado por Key editor y publicado en octubre de este año.
La tesis del libro es que las normas de bienestar animal están fuertemente condicionadas por una perspectiva antropocéntrica, por lo que su objetivo, en el caso de los animales de abasto, destinados a producir o a convertirse en alimentos, es únicamente garantizar un producto sano y evitar la propagación de zoonosis.

Para lograr este objetivo, se le proporciona al animal un poco más de espacio y algo más (llamado enriquecimiento), que le permita no llegar a una situación de malestar y de estrés elevado, ya que esto se considera un factor de riesgo para la salud del producto derivado de los animales y también para la propagación de zoonosis.

Por lo tanto, lo que se llama "bienestar" es sólo un término tranquilizador para el consumidor. Por lo tanto, "el objetivo de protección de las normas de la UE no es el animal no-humano sino el humano". Que esto es así, según las autoras, puede advertirse con una simple lectura del artículo 13 del TFUE, que considera a los animales no-humanos como seres sentientes y objetos inanimados, al mismo tiempo.

 


“Diritto e Animkali”. Collana diretta da Annalisa Gasparre

Cosa intende la legislazione di derivazione comunitaria quando afferma che essa tutela, garantisce e promuove il benessere animale in allevamento, durante il trasporto ed al momento della macellazione e come viene affrontato a livello scientifico il benessere degli animali da produzione alimentare e come si concilia l’aspetto economico con le valutazioni etiche e quelle scientifiche?

A questi quesiti da una risposta il libro “Gli animali da produzione alimentare come esseri senzienti. Considerazioni giuridiche e veterinarie” scritto da Paola Sobbrio, giurista e Michela Pettorali, medico veterinario, edito da Key editore e pubblicato nel mese di Ottobre di quest’anno.

La tesi del libro è che le normative sul benessere animale sono fortemente condizionate da una prospettiva antropocentrica, pertanto il loro fine, nel caso degli animali d’allevamento, destinati a diventare o a produrre cibo, è unicamente quello di garantire un prodotto sano ed evitare il diffondersi di zoonosi.

Per raggiungere questo obiettivo, all’animale viene concesso un po’ più di spazio, e qualche altra cosa, definito arricchimento, che consenta allo stesso di non arrivare ad una situazione di malessere e di forte stress poiché ciò è considerato un fattore di rischio per la salubrità del prodotto di derivazione animale e anche per la diffusione di zoonosi.

Pertanto, quello che viene definito “benessere” è soltanto un termine rassicurante per il consumatore.

Quindi, “l’obiettivo di tutela delle normative non è l’animale non umano ma quello umano”.

Questo si evince dalla semplice lettura dell’art 13 del TFUE, che considera nello stesso tempo gli animali non umani come esseri senzienti e come oggetti inanimati.

Il legislatore e le Istituzioni sono consapevoli di quest’apparente inconciliabilità. La strategia del “benessere” è chiara e si basa sul riconoscimento dell’interconnessione tra il benessere animale, quello umano e l’ambiente. L’evidenza alla base di questa strategia è che migliorare il benessere animale porta ad un miglioramento delle sue condizioni di salute, fisica e psichica e che, a partire dall’animale, questo miglioramento abbia effetti sull’uomo e sull’ambiente. A fronte di ciò nonostante dall’utilizzo degli animali come mezzo di produzione possano derivare rischi anche notevoli di diffusione di zoonosi nelle normative sul “benessere e la protezione animale” manca del tutto un richiamo al principio di precauzione ed ai rischi correlati all’allevamento di animali. Quindi riguardo le normative europee sul “benessere” animale e le policies correlate più che di benessere si deve parlare di protezionismo. Si tende a credere, solitamente, che, in queste situazioni, il Medico Veterinario abbia ufficialmente il compito di garantire i diritti degli animali e che sia, essenzialmente, l’unica figura preposta a tale scopo riconosciuta dalle istituzioni ma, si tratta di un mito da sfatare poiché tale impegno non risulta affatto obbligatorio per legge. Il benessere degli animali non umani, infatti, non è più inteso come assenza di patologie poiché se per alcuni il benessere si basa esclusivamente sulla funzionalità e quindi sulla corretta fisiologia e produzione per altri, invece, usando una concezione basata sui sentimenti, il benessere è scarso quando gli animali vocalizzano perché potrebbe indicare frustrazione, oppure quando scappano dalla gabbia ogni volta che ne hanno la possibilità, per altri ancora, che si basano su una concezione naturale, si può concludere che il benessere degli animali sfruttati per la produzione alimentare sia scarso perché l’allevamento in se offre un ambiente innaturale che impedisce il loro comportamento naturale. Nessuna di queste posizioni è valida se considerata singolarmente, la scienza perciò, non può adottare una particolare concezione del benessere degli animali con l’esclusione delle altre se il suo obiettivo è tutelare l’animale non umano a prescindere dall’uso che l’animale umano voglia farne.

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